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L'ascesa della minestra riscaldata

Attenzione. Contiene spoiler sull’ultimo film di “Guerre Stellari”.

 

“Episodio IX – L’ascesa di Skywalker” non è un brutto film. Ma per fortuna la saga finisce.

Mi spiego meglio così: lunga vita a Star Wars; morte alla saga di Star Wars. Lunga vita a Guerre Stellari perché è un mondo di narrazione che ancora funziona: storie come “Rogue One” al cinema e la recentissima serie tv “The Mandalorian” lo dimostrano in maniera eccellente. Spero personalmente che ci arrivino ancora tanti momenti di divertimento da quella “galassia lontana lontana…”. Ma morte a Guerre Stellari inteso come la saga della famiglia Skywalker: perché è da “Episodio 1” – cioè il quarto film – che la sbrodolatura è iniziata e adesso risulta davvero un accanimento terapeutico. Mi soffermo solo su quest’ultima trilogia che alla fine ti lascia senza un necessario perché di svolgimento, visto che tutto è giocato solo nel ritirare fuori elementi vecchi per sostenere una trama che non ha proprio nulla da raccontare davvero.

 

Ripeto: il film non è brutto. Ci si diverte, sono due ore che passano in fretta anche perché ha un tempo adrenalitico che non ti abbandona mai. Ma per il resto alla fine alzi le spalle e dici: vabbè… meglio questo di un talk show sulla politica italiana per stasera, ma nulla di più.

 

Perché nella nuova saga tante cose non hanno funzionato: a partire dal lato oscuro. Il primo ordine non si capisce cosa sia, il tre cattivi di riferimento dei primi due film sono un ragazzino con crisi identitarie e complesso di inferiorità, un militare sadico ma tendente sempre più al ridicolo come in questo terzo film emerge con pena, un sith che – a differenza di tanti altri, compresi quelli in versione cartone animato come l’Inquisitore Supremo - non trasmette nulla e quando viene affettato in due durante la seconda pellicola della trilogia dici subito: “ecco, bravo, scompari…”.

E allora ecco tornare l’unico vero bastardo della saga. Che ci mancava. Che volevamo per vedere di nuovo qualcosa muoversi. L’imperatore è vivo. E se non è in piena forma fisica fino quasi alla fine del film lo è di sicuro per cattiveria. E fa quello che ha fatto sempre: costruire nell’ombra un esercito e un arma che gli permettano di dominare tutto. E abbandonate le “morti nere” è questa volta il tempo di una flotta di star destroyer ciascuno capace di far esplodere da solo un pianeta per una strategia chiamata “ordine finale” che al confronto “l’ordine 66” era una merenda tra amici.

Poi la storia è la solita: perché questi cattivi hanno sempre una o due cosette da distruggere che poi innestano la reazione a catena e… boom… salta tutto… Ma a questo siamo abituati ormai da otto film…

 

Venendo ai buoni… lo sviluppo dei personaggi è fermo in questa pellicola perché la storia è così veloce da impedirlo. Il risultato è alla fine, quando la galassia festeggia la fine della nuova guerra. Se in Episodio VI questo era davvero un momento di coinvolgimento del pubblico qui sembra invece di trovarsi tra estranei. Sterminato il cast precedente quello nuovo fa quello che può: Ray è una grande eroina, e ci sta. Poe è un degno sostituto di Ian Solo ma gli manca la storia di contorno con Leila che ha reso grande la coppia. Finn è inutile, Lando Carlissian è tirato fuori dalla naftalina come già fatto per altri nelle pellicole precedenti e solo più lui restava… i droidi sono pressochè inutili (R2D2 nemmeno si vede nei festeggiamenti finali) tanto che l’unico che fa di fatto qualcosa è C3PO… ed è tutto dire. Personaggi interessanti come Maz Kanata non hanno tempo di emergere e quindi li ritroviamo acerbi a fare solo di contorno.

 

E infine ecco la famiglia più incasinata dell’universo. Quella che inizia da un bambino che per tre film vediamo crescere per diventare l’esatto contrario di ciò che doveva essere. Quella che ci racconta di due gemelli di cui uno è un moccioso insopportabile prima di diventare un eremita scorbutico. Quella che nemmeno alla terza generazione riesce a darci un eroe convincente tanto è vero che sarà Ray a prendere il cognome di famiglia per cancellare quello insopportabile che le appartiene. Scopriamo infatti chi è Ray per davvero, il rapporto della ragazza con Kylo Ren sboccia dove deve andare, in un passaggio di energia vitale per tutto il film che sembra di essere ad una raccolta sangue organizzata dall’Avis. Ci troviamo davanti al solito dilemma: sith o jedi con la risposta della protagonista che chiude per sempre gli intrighi dell’imperatore Palpatine e la lascia in compagnia dei nuovi fantasmini Jedi di Luke e Leia che su Tatooine, con di sfondo i soliti due soli rossi, mentre seppellisce le spade laser di famiglia ci regala la speranza che si torni presto a cavalcare le stelle di quelle galassia ma senza più sentire parlare… degli Skywalker.